– 4 Apps para Matar a Preguiça de Estudar Inglês!

Falar inglês significa conviver com o idioma o máximo possível – o que pode ser feito através de leitura, lazer (filmes, séries), estudos , viagem (…

Continua em: 4 Apps para Matar a Preguiça de Estudar Inglês!

– Análise da Arbitragem de Atlético Mineiro 1×1 Red Bull Bragantino.

Boa arbitragem de Jean Pierre “Vin Diesel” na tarde de hoje. No primeiro tempo, tivemos apenas 6 faltas marcadas (2 do Galo e 4 do Massa Bruta), e no segundo, 10. As equipes colaboraram e o árbitro, logo no começo do jogo, mostrou que não marcaria “cavadas”. Ah se todo jogo fosse assim…

Sem polêmicas, sem simulações e sem unfair-play. Ótimo. Três cartões amarelos corretamente aplicados (incluindo o de Carlos Eduardo, que não era para Vermelho, pois foi ação temerária em Guilherme Arana).

O destaque negativo ocorreu aos 49m, quando vimos um lance do “VAR intrometido”: num chute para o gol, a bola bate claramente no peito do jogador do Red Bull Bragantino, estando o árbitro bem posicionado e mandando seguir (era o último lance da etapa), e Jean Pierre foi chamado. É “caçar pelo em ovo”, não foi nada e parece que, simplesmente para aparecer, tem que existir uma intervenção do árbitro de vídeo. Impressionante a desnecessidade do chamado.

Atlético-MG X Bragantino: Saiba onde assistir e prováveis escalações

Imagem extraída de: https://sportbuzz.uol.com.br/noticias/futebol/atletico-mg-x-bragantino-saiba-onde-assistir-e-provaveis-escalacoes.phtml

 

– Agir com a “mente fria” / Agire a mente fredda.

A Saúde Mental é um assunto atual e importante. Por isso, precisamos estar com a mente fresca, em bom estado racional e emocional para tomarmos decisões corretas na vida.

Compartilho esse ótimo texto (está em italiano, mas de fácil compreensão), abordado o tema. Extraído de: https://meditazione101.wordpress.com/2021/09/12/agire-a-mente-fredda/

AGIRE A MENTE FREDDA

Imparare a fermarsi per imparare ad andare avanti


L’essere umano è una creatura tanto razionale quanto emozionale. Queste due sfere interagiscono tra loro tutti i giorni, nella nostra vita quotidiana, mantenendo un equilibrio dinamico che, alcune volte, può diventare esplosivo. Spesso, lasciamo che la parte emozionale, passionale, del nostro essere prenda il sopravvento, oscurando la nostra mente razionale e portandoci ad agire in modi che, a mente fredda, risultano inadatti e nocivi per il nostro stesso benessere.

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Nell’articolo di oggi parleremo di come imparare a gestire i momenti in cui il nostro io irrazionale prende il sopravvento. Vedremo che lasciare agire i nostri sentimenti senza controllo può danneggiarci, amplificando le difficoltà in cui ci troviamo, e che fermarsi e agire a mente fredda ci aiuta a vivere le esperienze sempre in modo più intenso e positivo.

La difficoltà di prendersi una pausa

La nostra vita, spesso, procede a tappe forzate. Abbiamo delle cose da fare, moltissime, entro un tempo dato, e cerchiamo sempre di convogliare nelle nostre azioni tutte le nostre forze, di modo da riuscire in quello che facciamo nel modo più efficiente possibile. Tendiamo, molto spesso, a non concederci una tregua, a rimandare una pausa per paura di perdere lo slancio. Così facendo, intraprendiamo una strada che spesso ci conduce a situazioni di stress sempre maggiore.

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Questo atteggiamento è tanto più deleterio quanto più l’esperienza che stiamo facendo è stressante e carica e, nei casi estremi, non fermarsi quando perdiamo il controllo, lasciando che la nostra mente consapevole si assopisca a favore della nostra mente emozionale, ha un effetto negativo su noi stessi su tutti i fronti. Infatti, in questi casi, non svolgiamo bene le attività che ci proponiamo e al contempo aumentiamo il nostro livello di tensione e ansia oltre i limiti del nostro benessere.

Per evitare che la situazione degeneri in questo modo, è sufficiente imparare ad agire sempre a mente fredda. Qualunque azione svolgiamo, se la facciamo con la giusta consapevolezza, risulta sempre meno stressante e dai risultati sicuramente migliori e, pertanto, prendersi una pausa quando sentiamo di averne bisogno è sicuramente la cosa più produttiva da fare.

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Tuttavia, non ci riusciamo quasi mai! Ci sentiamo dei traditori, degli sfaticati, e ci lasciamo travolgere dalla paura che, così facendo, peggioreremo solo la situazione, applicando in un contesto inadatto la regola del “via il dente, via il dolore”.

Gli ostacoli

La difficoltà che abbiamo nel dire “basta, mi fermo per un po’” è qualcosa che ci accomuna tutti. Soprattutto in contesti più rigidi, come a lavoro, fare una pausa ci appare quasi impensabile. Fermarsi vuol dire smettere di fare, e quindi ritardare il raggiungimento del risultato che vogliamo ottenere. Questa concezione, del tutto sbagliata, molte volte viene avallata e sostenuta da coloro che ci sono accanto. I nostri colleghi, per esempio, ci portando involontariamente a paragonarci a loro, e fermarsi quando loro non lo fanno ci appare quantomeno fuori luogo.

Questo modo di pensare è assolutamente nocivo. Sforzarsi di fare qualcosa quando non siamo nello stato mentale adatto per farlo non solo ci risulta incredibilmente difficile, ma ci porta a produrre anche risultati meno soddisfacenti. Voglio portarvi un esempio, forse sciocco, ma che ritengo possa far capire alla perfezione.

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Se stiamo cucinando una cena elaborata, magari perché abbiamo degli ospiti a cena e quindi non possiamo fare altrimenti, il nostro stato attuale è una caratteristica determinante per un risultato soddisfacente. Senza parlare del nostro stato mentale, immaginiamo di non stare molto bene fisicamente, magari di avere un po’ di nausea. Tutta l’esperienza della cucina, in questo caso, diventa per noi una vera sofferenza. Sentire gli odori ci disturba, assaggiare ci fa stare male. Quell’azione, che solitamente è un’esperienza positiva per noi, bella, in questo frangente ci risulta molto spiacevole. D’altra parte, oltre al non goderci appieno l’esperienza in sé, anche il risultato che otteniamo sarà meno buono e alla fine avremo di fatto sprecato semplicemente un sacco di tempo, non ottenendo nulla nel mentre e dopo.

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Questa verità vale anche per tutte le altre azioni che svolgiamo, laddove, però, ad essere inadatto e il nostro stato mentale. Se abbiamo ansia, paura, un qualunque malessere emozionale non identificato, o peggio siamo preda del nostro io irrazionale, svolgere ogni azione ci risulta difficile e dal risultato deludente, con l’aggravante che non trattandosi di un malessere fisico, non ci sentiamo giustificati a lasciar perdere.

L’importanza di fermarsi un po’

Il modo ottimale per gestire questi momenti è veramente semplice e alla portata di tutti: basta fermarsi. Prendersi una pausa, fare una passeggiata e concentrarsi, cercando di restituire alla nostra mente razionale e consapevole le redini della nostra vita, ci aiuta ad uscire dalla grotta delle emozioni incontrollate. Darsi una tregua per mettere ordine nei propri pensieri è un’azione a costo zero, ma dal guadagno infinto. Non stiamo abbandonando per sempre la sfida che ci troviamo di fronte, ma ci mettiamo un momento da parte per affinare gli strumenti per affrontarla al meglio. Anzi, prendersi una pausa in questi momenti è il modo migliore per risolvere un problema in modo efficiente e farlo senza sentirci condizionati dagli altri è la cosa migliore che possiamo fare.

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Vi dirò di più, spesso è necessario farlo. Nei momenti in cui sentiamo di perdere il controllo, quando le nostre emozioni tendono a braccare la nostra razionalità, riconoscerlo e fermarsi è l’unica via effettivamente percorribile. Farlo, anche per poco, può fare la differenza, dandoci il tempo di mettere tutto nella giusta prospettiva, per riacquistare l’equilibrio e il giusto stato mentale. Così, ogni esperienza sarà sicuramente più produttiva e piacevole e ogni sfida che superiamo, per quanto in apparenza insormontabile, sarà per noi benefica e soddisfacente.

– O que é Respeitar o Funcionário dentro da Empresa?

Chefes que pensam no bem estar da equipe e na alegria de cada um de seus funcionários? Isso é possível?

Para o autor de “Felicidade dá Lucro“, sim!

Extraído de: http://epocanegocios.globo.com/Carreira/noticia/2016/09/respeitar-uma-pessoa-no-trabalho-nao-e-so-falar-baixo-com-ela.html

RESPEITAR UMA PESSOA NO TRABALHO NÃO É SÓ FALAR BAIXO COM ELA.

Marcio Fernandes, CEO da Elektro, ficou conhecido por sua filosofia de gestão ancorada na felicidade. Para ele, as empresas têm de criar uma relação de afetividade com os trabalhadores — e isso não tem a ver com ser permissivo

Imagine o seguinte cenário. Uma empresa concorrente faz uma proposta para contratá-lo. Animado, você ensaia deixar o cargo atual e partir para a nova casa. Já está tudo certo para você sair. Só que o seu empregador faz uma contraproposta. E… Fica difícil negar. Se você não passou por tal situação, certamente tem um colega que sim. Mas para Marcio Fernandes, CEO da distribuidora de energia Elektro, a estratégia dessas empresas não faz o menor sentido. “É impossível fazer uma gestão de engajamento em um ambiente onde você compra a permanência das pessoas”, afirma. Marcio ficou conhecido por levantar, com firmeza, a bandeira da felicidade dentro das corporações. Ele é autor do livro “Felicidade dá Lucro” (Companhia das Letras), lançado no ano passado, e suas ideias vão contra os modelos mais tradicionais de gestão.

O executivo, que assumiu a presidência da Elektro aos 36 anos, defende que, com abertura para diálogo e “convergência de propósitos”, é possível ir muito mais longe. Trata-se de uma forte relação de confiança e respeito com os trabalhadores. “A gente precisa entender que respeitar uma pessoa não é só falar baixo com ela ou falar de maneira adequada — isso é não cometer assédio moral.” E se engana quem pensa que a filosofia tem a ver com ser mais permissivo. Nada disso. A “régua é alta” para os funcionários. Ou melhor, “colaboradores”. No meio da entrevista, Marcio Fernandes pede para fazer um adendo: “Não falo de funcionário, falo de colaborador. Máquinas funcionam, pessoas podem optar por colaborar. É bem sensível, mas faz diferença”.

No começo de novembro, ele falará sobre como fazer da felicidade uma vantagem competitiva na HSM Expo 2016, em São Paulo. Nesta entrevista, o executivo aborda a relação que gestores devem construir com sua equipe, o lado positivo de trabalhar sobre pressão e como não deixar que a crise espalhe pessimismo dentro da empresa.

Até que ponto um gestor deve se preocupar com a felicidade de sua equipe no que diz respeito a questões que vão além do trabalho?
Ele tem de se preocupar 100%. Mas não é o “dono” do que acontece na vida das pessoas. Ele tem de ter limites de respeito — não pode invadir a individualidade de maneira alguma —, mas tem de se interessar. É importante saber se a pessoa está bem em casa, se está endividada, se está doente ou se há alguém doente na família. É o interesse genuíno. Isso porque é muito difícil chegar para alguém e dizer: “Minha visão dos seus valores está ali naquela parede, somente siga”. O cara vai odiar, nem sabe se concorda. O que fazemos é, antes de dizer o que queremos dele, perguntar o que ele quer. Se conseguimos ter esse nível de discernimento e sensibilidade, teremos uma equipe de altíssima performance porque saberemos respeitar os momentos de cada pessoa.

Se a pessoa está com algum problema, qual é o próximo passo? Como o gestor poderia interferir?
Aqui [na Elektro], oferecemos ajuda. Tem ações institucionais, como o sistema “Mais Apoio”. As pessoas podem acioná-lo a qualquer hora do dia, com total confidencialidade e anonimato, para falar de qualquer problema. Se está endividada, ela tem auxílio de um consultor financeiro para reestruturar as contas e renegociar dívidas. Ou, se preferir, pode ir direto para o gestor. Uma colaboradora está com a filha na UTI desde que nasceu. A licença maternidade já acabou, ela voltou para o trabalho, mas a menina continua no hospital porque nasceu muito prematura. Então, conversamos e construímos uma escala de trabalho que viabilize que a mãe priorize a filha. Isso gera um processo de engajamento e credibilidade que transcende a relação de trabalho. É uma relação de confiança.

O ideal, então, é que os gestores conversem frequentemente?
Dimensionamos as equipes para que o líder tenha condições reais de, durante o período de um mês, falar com todas as pessoas individualmente, com qualidade, pelo menos três vezes. Isso vai gerando um alinhamento, uma combinação melhor das expectativas. Saímos do efetivo — regras, metas — e ampliamos para o que é afetivo também.

E assim o trabalhador sente-se mais motivado?
É uma construção. A primeira coisa é abrir diversos canais para que as pessoas possam ser ouvidas. Investimos muito na preparação da nossa liderança para que ela soubesse abrir espaço para o diálogo. Historicamente, no mundo normal, o chefe é o cara que manda. Colocamos aqui uma quebra de paradigmas. Nem chamamos nossos líderes de chefes, mas de facilitadores. E também medimos o líder, em indicadores de performance, pelo desenvolvimento de pessoas. A gente não faz avaliação de desempenho, mas um diário de competências, ressaltando o que está indo bem e apontando o que precisa de melhorias — e contribui para esse processo. À medida que tudo isso se desenrola, as pessoas vão se sentindo mais à vontade para opinar, para participar, para mudar de área.

Ouço o sr. falando muito sobre respeito. Imagino que vá muito além de simplesmente não levantar a voz com o subordinado. 
A gente precisa entender que respeitar uma pessoa não é só falar baixo com ela ou falar de maneira adequada. Isso é não cometer assédio moral. Respeito vai muito além. Respeitamos as pessoas, por exemplo, quando não fazemos julgamento em relação às escolhas que ela faz — sejam opções pessoais ou de carreira. Não fazemos um trabalho para que a pessoa fique onde a gente quer que ela fique. A gente trabalha para que elas fiquem onde elas sonharam ficar. Ela não precisa mentir para fazer uma média com o chefe. Aqui ninguém faz média. Todo mundo sabe que os facilitadores são medidos pelo desenvolvimento de pessoas. Se a pessoa for sincera com ele e sincera consigo mesma, ela vai buscar o que sonha. E nós vamos respeitar. O normal é o vertical: o cara entra em uma posição de advogado júnior, vai para advogado pleno, depois advogado sênior, depois gerente do jurídico. Aqui a gente deixa aberto para ele dizer, em uma conversa franca, o que quer. Ele pode dizer que o sonho dele é trabalhar no RH. Aí, fazemos uma análise do que ele tem e do que ainda falta para ele conseguir a vaga que busca, ele vai investir nele mesmo e vamos ter um programa de educadores. Quando fazemos isso, conseguimos uma grande convergência de propósitos. Todo mundo ganha.

Se você conseguir se conectar com um propósito, seja lá o que fizer, vai ter mais momentos de felicidade do que a média”

No momento econômico turbulento pelo qual passa o país — quando todos são mais cobrados —, como não deixar que o pessimismo se espalhe dentro da empresa?
Essa é uma dúvida recorrente. A crise, muitas vezes, degenera a vontade das pessoas de lutar. Parece que a guerra está perdida — elas acabam aceitando muito passivamente. Chegam a usar esse momento difícil como justificativa para insucessos individuais. Também muitas empresas falam da crise como a grande culpada de tudo. O que temos feito para nos blindar e impedir que as pessoas se influenciem é, basicamente, duas coisas. Primeira: criar movimento. Significa fazer com que a vida da pessoa passe a ter ritmo, que não seja só guiada. Tem que ser uma vida de protagonismo, de autonomia. A segunda parte: dar abertura total a propostas. Ao mesmo tempo em que vivemos uma crise, estamos batendo recordes de eficiência gerados pelo protagonismo dessas pessoas. A gente tem, sim, dificuldades. Afinal, a crise nos afeta, já que o consumo de energia diminui. Mas por outro lado, a gente chega a quase 30% de eficiência em custos, sem fazer nada absurdo. Pelo contrário, a gente fala de eficiência e não de corte. As pessoas é que estão sendo as protagonistas disso. A gente promove uma verdadeira revolução no currículo das pessoas que querem fazer coisas diferentes. A abertura para propostas faz com que as pessoas queiram participar. E as pessoas que participam têm mais reconhecimento. Elas entram em um ambiente de movimento contínuo. Todo esse movimento faz com que não se sintam vulneráveis à crise.

Então mais pressão não precisa significar menos chances de ser feliz?
Costumo dizer que a pressão é só mais um ingrediente. Eu, por exemplo, gosto de ambientes com um pouco mais de pressão. A gente precisa de algum gatilho. Em momentos de pressão, as pessoas tendem a se movimentar com mais ênfase. E o que seria um motivo para pessoa ficar triste e frustrada, torna-se o contrário. Porque ela teve uma disciplina maior para buscar aquilo que sonhou e, óbvio, terá mais êxito.

Muitas pessoas criticam a ideia de que você tem de buscar felicidade o tempo todo. Você discorda delas?
Não. Acho que é impossível buscar o tempo inteiro a felicidade. Realmente existem momentos que não são considerados felizes. É só que, na minha opinião, precisa ter sempre uma conexão muito clara com propósitos. Se você conseguir se conectar com um propósito, seja lá o que você fizer, vai ter mais momentos de felicidade do que a média de pessoas.

Sua filosofia tem a ver com acabar com a ideia de que existe uma vida no trabalho e outra fora. Quando essas duas se convergem?
Elas estão sempre misturadas. O problema é quando tentamos separar. Na minha visão, quando você fala “na minha vida pessoal, eu não sou assim” ou “no meu trabalho tenho que assumir uma postura diferente da minha vida pessoal”. Isso gera um peso. É uma máscara difícil de carregar e manter. Sou um grande adepto da ideia de que temos uma única vida. E ela não é divida em duas partes. Eu sou o que eu sou no trabalho. E eu sou o que eu sou na vida pessoal. As duas coisas são a mesma. O que é importante deixar bem claro é que há quatro momentos que a gente precisa garantir. O tempo para trabalhar, o para família, o para dormir e o para você mesmo. Não significa sejam excludentes.

Quais são os piores exemplos que já observou em empresas?
Tem inúmeros exemplos. A perda de produtividade está na falta de coerência, por exemplo: “faça o que eu falo, não faça o que eu faço”. Isso é muito frequente, infelizmente, nessas empresas com gestão tradicional, fadada à morte. Essa coisa da retenção também. É impossível fazer uma gestão de engajamento em um ambiente onde você compra a permanência da pessoa. É péssimo. A gente nunca passa da média. Quem quiser ficar aqui tem de ser por uma opção de vida. E ainda há empresas que fazem debate sobre políticas de retenção. Acho isso tão imbecil.

O que tem de ser feito no lugar?
Para mim, um processo de encantamento, para que a pessoa decida trabalhar com você.

Como um gestor pode ajudar o colaborador a encontrar seu propósito?
Você não cria um propósito no trabalho para a pessoa. Você pega o propósito que a pessoa tem para a vida dela e converge para os seus propósitos de trabalho.

Atender bem o cliente, respeitar o fornecedor… Cara, isso não é propósito para a pessoa, é propósito para a empresa”

Como assim?

Digamos que a empresa tem o propósito de ser a maior do Brasil, com a maior rentabilidade, com o melhor serviço ao cliente. Esse é o propósito de uma empresa.  Aí você pega a pessoa e vê qual é o propósito de vida dela. E você tem de conversar com pessoa por pessoa para saber. Você vai mapear isso, registrar e fazer com que os propósitos de empresa e das pessoas seja convergente. Eu já tive uma discussão com o diretor de uma empresa do setor financeiro. Ele disse que criava propósito para as pessoas: atender bem o cliente, respeitar o fornecedor… Cara, isso não é propósito para a pessoa, é propósito para a empresa. A pessoa pode olhar e questionar: “essa empresa só quer isso de mim?”. Isso é o que ela vai fazer porque você está pagando. O que é preciso saber é o que a pessoa quer para a vida dela. Ela vai ver que existe interesse genuíno. Não dá para você ficar mandando, obrigando, fiscalizando as pessoas o tempo inteiro. O controle custa caro demais, então a gente precisa criar convergência de propósito.

Depois de virar referência em felicidade, a procura por cargos na Elektro aumentou?
Nossa, muito. Tivemos um aumento muito legal. A gente fazia programa de seleção de estagiários e, para completar o número de vagas, dava um trabalhão. Afinal, o setor de energia elétrica não é muito sexy. Então a gente sofria. Agora, vou dar o exemplo do último programa que a gente fez. Foi no meio do ano, período não muito comum para procurar estagiários. Tivemos também 20 vagas — só que 60 mil inscrições. Foi de cair da cadeira. No final, acabamos ampliando o programa e chamando 40.

Ser um líder de que todos gostam pode afetar a maneira como o gestor faz suas decisões?
A gente não é uma ONG. Todas as lideranças aqui são, sim, admiradas. Mas o que as faz ser assim não é serem paternalistas ou simplesmente passivas. É fazer tudo com ética, justiça, coerência. Ser admirado como gestor é resultado de uma gestão transparente, aberta, participativa. Não é que você pode fazer coisas erradas. “Ah, não vão me mandar embora.” Pelo contrário, temos uma régua muito mais alta agora que nos tornamos exemplo.

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Imagem extraída do link acima citado – Marcio Fernandes, CEO da Elektro (Foto: Divulgação)

– Quando Madre Teresa foi heroína da Marvel!

Nesta semana (dia 05), celebramos Madre Teresa de Calcutá, a caridosa e corajosa freira que virou santa.

E você sabia que ela já foi “super-heroína” da Marvel?

Olhe que curioso a revista dela, em: https://www.acidigital.com/noticias/quando-madre-teresa-foi-a-heroina-de-uma-historia-da-marvel-62798

QUANDO MADRE TERESA FOI A HEROÍNA DE UMA HISTÓRIA DA MARVEL

Em 1983, a Marvel lançou uma popular história ou comic sobre são João Paulo II e teve tanto sucesso que, um ano depois, fez o mesmo com santa Teresa de Calcutá.

Ainda é possível conseguir cópias usadas de sua história em lojas virtuais como Amazon.com e assim é descrita por um usuário:

“Fique longe deste comic se busca ação e lutas sem palavras, páginas após páginas. Ao contrário, encontrará a história de como uma pessoa comum se converte em herói com coragem, fé e compaixão e muda cada uma das vidas de quem encontra, por todos os meios, em verdadeiros crentes”.

Esta é a capa da história:

via marvel.wikia.com

Esta é a contracapa:

via marvel.wikia.com

via marvel.wikia.com

E algumas páginas internas:

via comicaddicts.com

via comicaddicts.com

via comicaddicts.com

via comicaddicts.com

via comicaddicts.com

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via comicaddicts.com

via comicaddicts.com

via comicaddicts.com

Publicado originalmente em churchpop.com.

Confira também:

– Que combinação bonita de cores!

E os ipês, hein? Essas flores rosas realmente são bonitas!

Tanto os amarelos quanto os brancos, nesse ano, me pareceram mais floridos do que normalmente são. Ou não?

📸 #FOTOGRAFIAéNOSSOhobby
#ipês #ype #flor #flower #flowers #pétalas #pétala #jardim #jardinagem #rosa #garden #flora

– Os 3 lances polêmicos de Palmeiras 2×2 Athletico Paranaense.

O árbitro Esteban Ostojich, em janeiro de 2021, pela partida de volta da semifinal da Libertadores de 2020, foi elogiado por Abel Ferreira em Palmeiras 0 x 2 River Plate (ocorreram 3 lances fundamentais que os argentinos chiaram bastante, pois as decisões – corretas – classificaram os brasileiros).

Relembre aquela oportunidade aqui: https://pergunteaoarbitro.wordpress.com/2021/01/15/3-pontos-de-vista-sobre-o-var-do-allianz-arena/

Nesta 3ª feira, em Palmeiras 2×2 Athletico (novamente um jogo de volta da semifinal da Libertadores), igualmente 3 lances polêmicos. Vamos a eles:

1- Aos 27m, Rony e Alex Santana estão naquele outrora corriqueiro “empurra-empurra” dentro da área (que diminuiu bastante nos últimos anos). A troca de agarrões termina quando o atleta do Furacão atinge o palmeirense, que cai na área. Agressão?
No futebol, isso se chama “Ação Temerária”, e é para Cartão Amarelo (foi essa a interpretação do árbitro). Quem entendeu como “Conduta Violenta” (que é para Cartão Vermelho) se apoiará na orientação da FIFA para agir com rigor em lances de disputa de bola onde o jogador usa os braços para atingir o a cabeça do seu oponente (devido à prevenção de casos de contusões e concussões, uma bandeira da entidade). Para mim, não foi o caso, parece mais que Alex tentou se desvencilhar de Rony, que estava em seu cangote. A queda “exagerada” do atacante contribuiu para que o experiente árbitro não desse o Vermelho. Concordo com a decisão da arbitragem (mas ressalto: entendo quem enxergou de outra forma).

2- Aos 45+2m, Murilo atinge com a sola (e portanto, com as travas da chuteira) seu adversário Vitor Roque. Ele perde o tempo da bola e acerta em cheio a perna. É um clássico lance para Cartão Vermelho, errou o árbitro em ter dado Cartão Amarelo no 1º momento, mas foi salvo pelo VAR. Aqui, não cabe interpretação, é o chamado “Jogo Brusco Grave”, que merece obrigatoriamente a expulsão. Correta decisão.

3- Aos 59m, lance de Fernandinho e Rony: na hora, por conta do suposto pisão, entendi que foi pênalti. Porém, revendo o lance, sou honesto em mudar de opinião. No link abaixo, pareceu-me que Rony está se projetando antes do toque, e na segunda imagem, ele, ao sentir o contato físico, simula. O toque o impediu de jogar?
Para mim, não é pênalti (e concordo com a decisão do árbitro, é lance de campo, não de VAR). Claro, respeito quem entendeu diferente.
Em: https://www.youtube.com/watch?v=ko98u7Cj-nY

Assim: dois lances discutíveis e um lance não discutível. Abel não concordou com as decisões, diferente do jogo contra o River. Não sei a opinião do Felipão, pois o time foi comandado por Paulo Turra (Scolari estava suspenso). E você, o que achou?

Deixe seu comentário:

Extraído de: https://www.estadao.com.br/esportes/futebol/palmeiras-x-athletico-pr-escalacao-das-equipes-onde-assistir-horario-e-arbitragem/

– Flowers.

🇺🇸 Very beautiful #flowers to brighten our day. Live nature and its beauty. Did you like the delicate #petals? / 🇧🇷 #Flores muito bonitas para alegrar nosso dia. Viva a #natureza e sua beleza. Gostaram das #pétalas delicadas?

📸 #FOTOGRAFIAéNOSSOhobby
#flor #flower #pétala

– Independência ou Morte: Dom Pedro, o Imperador Amante!

Hoje é comemorado o Dia da Independência do Brasil. Mas algo curioso sobre nosso libertador: Descobriu-se em 2013 que a Hispanic Society of America, em Nova York, possuía algumas cartas do imperador brasileiro Dom Pedro I. E eram inéditas!

Tais cartas foram divulgadas. E não é que as cartas eram para a amante do imperador, a Marquesa de Santos? E nosso libertador usava nomes como “Demonão” ou “Fogo foguinho”, chamando a amante de “Titília”.

A Imperatriz Leopoldina, sua esposa, deve se revirar ao túmulo ao saber de tais relatos. Leiam o que Dom Pedro escrevia:

Ontem mesmo fiz amor de matrimônio para que hoje, se mecê estiver melhor e com disposição, fazer o nosso amor de devoção. Aceite, meu benzinho, meu amor, meu encanto e meu tudo, o coração constante. Deste seu fiel amante, o Demonão.”

Desde aquele tempo não dá para confiar em político, não? O imperador dizia a amante que fez sexo só por compromisso com a esposa e que o fogo estaria com a amante! Cara-de-pau o Dom Pedro!

Dom Pedro I - Quem foi? Biografia e Feitos - Gestão Educacional

Imagem extraída de: https://www.gestaoeducacional.com.br/dom-pedro-i-quem-foi-biografia-e-feitos/

– O belíssimo amanhecer.

Olhe só (abaixo) nossa belíssima paisagem caipira, há pouco. Para onde estará indo aquele avião?

Que quarta-feira bonita, amigos!

📸 #FOTOGRAFIAéNOSSOhobby
#amanhecer #morning #sol #sun #sky #céu #natureza #horizonte #fotografia #BragançaPaulista #landscapes #inspiração #mobgrafia #XôStress #nuvens #clouds

– Corra que faz bem!

E feriado também é dia de suar! Hoje, mais um treino finalizado, controlando os batimentos cardíacos.

Correr faz muito bem, traz equilíbrio para o corpo, para a alma e para a mente! E meus outros motivos para correr eu explicito aqui: https://professorrafaelporcari.com/2020/06/13/bom-dia-sabado-explicando-uma-historia-sobre-animo-e-mobgrafia-em-cores-e-cliques/

 

– Bom dia, 4ª feira (4 de 4).

🌅 06h20 – Desperte, Bragança Paulista, bem bonita.

Que a quarta-feira possa valer a pena.

(E há de valer – creiamos nisso).

🍃🙌🏻 📸 #FOTOGRAFIAéNOSSOhobby
#clouds #nuvens #sky #céu #photo #nature #morning #alvorada #natureza #horizonte #fotografia #pictureoftheday #paisagem #inspiração #amanhecer #mobgraphy #mobgrafia

– Bom dia, 4ª feira (3 de 4).

🌺 Fim de cooper! Valeu o treino (além do esforço).

Estou suado, cansado e feliz, alongando e curtindo a beleza da natureza. Hoje, com essas delicadas plantas: rosas.

Curta flores! Elas nos desestressam e aliviam a mente.

🏁 🙆‍♂️ #corrida #treino #flor #flower #flowers #pétalas #pétala #jardim #jardinagem #flores #garden #flora #run #running #esporte #alongamento

– Bom dia, 4ª feira (2 de 4).

🙏🏻 Enquanto vou correndo, fico meditando e faço uma prece:

“- Ó Virgem Maria, Mãe de Deus e Nossa Mãe, rogai por nós que recorremos a vós. Hoje, especialmente pelos que estão solitários, sem alguém para que possam se relacionar afetiva ou espiritualmente. Amém.”

Reze, e se o que você pediu for para seu bem, Deus atenderá.

⛪😇 #Fé #Santidade #Catolicismo #Jesus #Cristo #Maria #NossaSenhora #PorUmMundoDePaz #Peace #Tolerância #Fraternidade

– Bom dia, 4ª feira (1 de 4).

👊🏻 Olá amigos! Tudo bem? Já de pé para o dia render!

Por aqui, tudo pronto para suar mais uma vez em busca de saúde. Vamos correr a fim de produzir e curtir a tão necessária endorfina (controlando o cortisol)?

Pratique esportes. Sempre!

🏃🏻👟 #Fui #RunningForHealth #run #cooper #training #corrida #sport #esporte #running